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A proposito.... Perché il nome ZOE?

D: I primi titoli?
Di autori stranieri. Edmund White era già conosciuto in Italia per due titoli pubblicati dalla Einaudi. Accanto a White siamo usciti con un libro di un’autrice canadese, Jane Rule, da cui è stato tratto un film molto famoso tra le lesbiche (Cuori nel deserto). Affidandoci a scrittori di questo calibro speravamo in una risposta celere - auspicando che fosse positiva - da parte del pubblico, che ci permettesse di chiarirci le idee sulla fattibilità del nostro progetto. Siccome il riscontro è stato subito incoraggiante, abbiamo continuato con altri due autori stranieri, aprendoci poi anche a talenti italiani. Da allora il nostro catalogo è andato ampliandosi di pari passo con autori stranieri ed italiani.
D: Per quale motivo vi siete lanciati in questo progetto?
Essenzialmente il progetto è nato da una esperienza personale. La direttrice editoriale ha vissuto sei anni in Inghilterra, dove c’era ampio modo di fruire di titoli a tematica omosessuale pubblicati sia da case editrici di larga diffusione che di nicchia.
E’ stato semplice pensare ad un lettore italiano che per soddisfare le proprie esigenze trovasse degli editori di riferimento: un lettore che non legge esclusivamente scritti a tematica gay e lesbica ma che, volendolo fare, avesse uno o più marchi editoriali facilmente riconoscibili. Inoltre c’erano molti autori e romanzi di un certo livello che in Italia non si trovavano.
D: Cosa significa fare libri a tematica gay e lesbica?
Significa - come per qualunque editore - proporre opere che interessino, coinvolgano, appassionino, divertano il lettore.
A fare parallelismi con altre ‘specificità’, si può pensare, in Italia e nel mondo, alla letteratura femminile, alla letteratura afro-americana, latina o chicana (negli Stati Uniti), quella irlandese (in Gran Bretagna) ecc.: tutte tentano di dare espressione e auto-rappresentazione a individui che sono e si percepiscono altro da una maggioranza, una cultura, una etnia considerata come ‘predominante’. Nello specifico, per gay e lesbiche è facile individuare esperienze comuni [la sessualità, il percorso di definizione di sé attraverso se stessi e gli altri (famiglia, amici, colleghi di lavoro, istituzioni)].
D: Che opere vi propongono gli autori italiani che pubblicano con ZOE?
Fortunatamente in redazione arrivano sempre meno romanzi intrisi di pessimismo e autocommiserazione. E dunque dal nostro osservatorio sembra che, in Italia, gay e lesbiche grafomani siano diventati, in generale, sereni e consapevoli e abbiano solo voglia di raccontare delle storie, e questo rende il lavoro editoriale più divertente, e meno necessario il ricorso ad autori stranieri.
D: Essendo una casa editrice ‘di nicchia’, è facile per voi avere visibilità nel circuito distributivo?
Abbiamo trovato un distributore che poteva garantirci una distribuzione nazionale perché non volevamo limitarci a librerie specializzate, desideravamo una diffusione quanto più possibile capillare. Poi è ovvio che nei grandi centri la diffusione sia maggiore perché le librerie sono mediamente più grandi che nei piccoli centri. Mentre la risposta degli organi di stampa è stata più che buona, soprattutto all’inizio.
Certo, dieci anni fa c'era l'effetto novità dei libri a tematica gay e lesbica, e questo poteva di per sé far presa sui lettori e sui media. Ora, finita l'originalità dell'editoria gay in quanto tale, bisogna puntare sempre più sulla qualità dei titoli in catalogo.
D: Qualche parola sul catalogo.
Abbiamo qualche titolo di saggistica, ma la nostra scelta è di concentrarci soprattutto sulla narrativa, italiana e straniera. Non traduciamo saggistica straniera in quanto gli argomenti trattati spesso mal si adattano alla realtà gay e lesbica italiana, a meno di clamorose forzature.
D: Perché il nome ZOE?
Dal personaggio di un fumetto che si leggeva negli anni ’70. La striscia si chiamava Arturo e ZOE, e ZOE era una bimba molto sveglia che si faceva rispettare tra i maschietti coetanei, una specie di capobanda. Esperienza comune a molte piccole lesbiche. Poi per l’Italia era un nome inusuale, strano, come ‘strana’ è percepita l’omosessualità. Il fatto, poi, che ZOE in greco significhi ‘vita senza fine’ è stata una piacevole scoperta, successiva alla scelta del nome: l’abbiamo considerato di buon auspicio per i successi della casa editrice.
Dal 1996, libri gay friendly di autori italiani e stranieri
Grazie della visita. Buon Divertimento...
zoe media s.r.l. - cf: 02435710401